Chi sono

alt text Hey, grazie per l'interesse 👋 Mi chiamo Andrea, e, fra le varie cose, sono un hacker etico per una multinazionale. In pratica, passo le giornate a "penetrare" (passatemi il termine) nei sistemi di sicurezza informatica e fisica della mia azienda.

Uso le stesse tecniche che sfruttano cybercriminali e minacce avanzate, ma con uno scopo completamente diverso: migliorare la sicurezza, difendere posti di lavoro e simulare attacchi veri per rendere più difficile il lavoro dei cattivi.

Faccio questa roba da un sacco di tempo. Più di quanto vorrei ammettere. A forza di lavorarci, questa “arte” mi ha ribaltato il modo di vedere il mondo: ho assorbito e fatto mia la metodologia hacker, ovvero quel modo di risolvere problemi creativo, che sfrutta il pensiero laterale e, in un certo senso, un problem solving pigro.

Come mi sono avvicinato alla meditazione

Circa 10 anni fa, durante un periodo particolarmente buio della mia vita, uno di quelli dove il caos prende il sopravvento sulla ragione, mi sono trovato in balia degli eventi, sballottato a destra e sinistra, senza alcuna forma di controllo verso me stesso.

Mi sono reso conto che, come diceva il filosofo stoico Epitteto nel suo manuale:

Le cose sono di due maniere; alcune in potere nostro, altre no. Sono in potere nostro l’opinione, il movimento dell’animo, l’appetizione, l’avversione, in breve tutte quelle cose che sono nostri propri atti. Non sono in potere nostro il corpo, gli averi, la reputazione, i magistrati, e in breve quelle cose che non sono nostri atti.

Che è un modo molto fico per dire che abbiamo realmente poco controllo sugli eventi esterni, ma che possiamo ancora gestire quello che avviene internamente.

Nel caos mentale dove mi trovavo, ho provato di tutto.
Dal coping più blando, come "uscire con gli amici", a quello più tradizionale come la psicoterapia in varie declinazioni (comportamentale, breve strategica, analitica, etc.).

Seppure sono un grandissimo fan della psicoterapia e la consiglio a tutti, sentivo che il rimedio fosse "incompleto" (perlomeno per me) e che, una volta che si sarebbero presentati di nuovo dei problemi percepiti come gravi, sarei ritornato nello stesso limbo di prima. Cercavo qualcosa che potesse darmi una qualche forma di serenità al di là degli eventi esterni.

Poi, un bel giorno, per caso, mi sono imbattuto in questa foto:

monaco_in_fiamme

Quello che vedi in foto è il monaco buddhista Thích Quảng Đức che si diede fuoco in una piazza di Saigon come protesta per l'uguaglianza religiosa contro il regime estremista cattolico che vigeva all'epoca in Vietnam.

Quello che mi ha colpito particolarmente è stato il commento alla scena del giornalista David Halberstam, inviato nel Vietnam:

Ero destinato a vedere quella scena di nuovo, ma una volta era abbastanza. Delle fiamme stavano uscendo da un essere umano; il suo corpo si stava lentamente consumando e avvizzendo, la sua testa anneriva e si carbonizzava. Nell'aria c'era l'odore di carne umana che bruciava; gli esseri umani bruciano sorprendentemente in fretta. Dietro di me potevo sentire i singhiozzi dei vietnamiti che ora si stavano radunando. Ero troppo scioccato per piangere, troppo confuso per prendere appunti o fare domande, troppo disorientato per pensare... Mentre bruciava non si mosse di un muscolo, non emise alcun suono, la sua compostezza esteriore in netto contrasto con i lamenti delle persone intorno a lui.

(Puoi leggere tutta la storia qui)

Tralasciando l'estrema drammaticità dell'evento e i dettagli gore, il fatto che questo monaco fosse riuscito attraverso la concentrazione e la pratica meditativa a "non muovere un muscolo" in una situazione così dolorosa, mi ha fatto riflettere sul potere della mente, su quanto poco conosciamo sulla stessa e sul rapporto mente-dolore/sofferenza.

E, armato di una grande ignoranza e di un grande scetticismo, ho iniziato a ricercare.

E questo libro che stai leggendo è il succo di questi anni di ricerche, ritiri di meditazione, seminari, corsi, libri letti, ore passate a meditare e tantissimi tentativi falliti di rispondere alla domanda:
"È possibile essere felici, al di là di quello che ci capita nella vita?"